CASTIGLION FIORENTINO

Castiglion Fiorentino

Il territorio di Castiglion Fiorentino, come gran parte della Valdichiana, possiede nel paesaggio e nelle tradizioni un forte potere evocativo di antiche storie e antiche leggende tutte legate al passato agricolo, la cucina locale, prevalentemente povera, è rimasta legata a tradizioni rintracciabili tutt’oggi nella lavorazione di molti prodotti tipici e nella maniera in cui gli stessi sono proposti dalle trattorie e dai ristoranti locali. 

Castiglion Fiorentino è facilmente raggiungibile grazie ad una efficiente viabilità. La città dista da Arezzo 17,8 Km percorribili attraverso la SR71. Da Firenze è raggiungibile in poco più di un’ora di auto, uscendo al casello autostradale di Monte S. Savino, proseguendo per Cesa e passando infine per la strada provinciale della Misericordia, attraverso un paesaggio costellato di coloniche, torri medievali e nuclei storici arroccati nei colli.
Da Roma l’uscita sull’A1 è sempre quella di Monte S.Savino.

 

CENNI STORICI

L’area di Castiglion Fiorentino fu abitata fin dall’epoca preistorica e protostorica, ne sono testimonianza i ritrovamenti di oggetti risalenti al 1150 a.C. appartenenti ad un villaggio capannicolo che ci offrono una prima testimonianza di frequentazione della Valle nell’età del bronzo. Il nucleo abitato si sviluppò in epoca etrusca e l’insediamento sorse in posizione strategica tra la valle del fiume Clanis e la Val di Chio. Già alla fine del VII secolo a. C. il sito risulta abitato, come dimostrano il rinvenimento di frammenti di bucchero nero e le tracce di un sistema di canalizzazioni scavate nella roccia sulla sommità della collina. Al VI sec. a. C. risale il famoso “Deposito di brolio”, numerosi bronzetti e oggetti di culto che stanno ad indicare che il territorio castiglionese era già fortemente antropizzato e fiorente. Una volta avvenuta la conquista del territorio aretino da parte dei romani, Castiglioni continuò a svolgere un ruolo importante nei collegamenti viari e fluviali dell’antica Etruria. La produzione agricola fu organizzata in forma di ville-fattorie. A partire dal III – IV sec. D.C. inizia per la Valdichiana un periodo di decadenza, le popolazioni, a causa dell’impaludamento della valle lasciata in totale abbandono, si spostano su zone collinari più sicure e salubri. È questo il momento della costruzione delle Pievi, collocate nel tracciato viario della Val di Chio, che probabilmente sorsero su preesistenze etrusco romane e finirono con lo svolgere funzioni religiose ed amministrative. Il paese è ricordato dai documenti con il nome di Castiglione non prima del X secolo quando risulta feudo dei Marchesi del Monte Santa Maria. Successivamente, pur rimanendo sotto la tutela dell’imperatore di Germania, appartenne alla Diocesi di Arezzo e solo dopo la sconfitta aretina di Campaldino passò sotto il dominio di Firenze. Nel 1303 tornò in mano agli aretini e il Vescovo Guido Tarlati, divenuto signore di Arezzo e del relativo territorio, ne ampliò la cinta muraria. Dal 1384 la cittadina passò definitivamente a Firenze e fu rinominata Castiglion Fiorentino. Nella metà del ‘700 grande importanza hanno ricoperto i Granduchi di Lorena in quanto realizzatori della campagna di bonifica sia del territorio comunale sia dell’intera Val di Chiana. Il dominio fiorentino si interruppe nel 1799, quando i Francesi presero la Toscana. Come in tutte le città conquistate, anche a Castiglion Fiorentino fu innalzato l’albero della libertà. Salvo un breve intervallo, durante il quale la città fu liberata dagli insorti del “Viva Maria“, Castiglion Fiorentino fu presidiata dalle truppe napoleoniche dal 1800 al 1814. Con la Restaurazione tornarono i Lorena, che ultimarono i lavori di bonifica della Valdichiana.Grazie ai lavori di bonifica si crearono le condizioni per un forte incremento demografico, furono riorganizzati i territori dando luogo ad una stagione di crescita economica e sociale. Sabato 21 giugno 1849, Garibaldi verso mezzogiorno venendo da Cortona, arrivò in paese. Era a capo di circa 4.000 uomini reduci della Repubblica Romana, che si riposarono e si rifocillarono al Parterre, oggi Piazzale Garibaldi. Dopo aver parlamentato e raccolto fondi e vettovagliamenti dalle titubanti autorità locali, nel pomeriggio dello stesso giorno ripresero la marcia per Arezzo. L’evento venne ricordato non solo con l’obelisco nella piazza ma con la rima: “Giuseppe Garibaldi qui venne e s’attendò, mangiò, prese i quattrini e se n’andò”. In seguito Castiglion Fiorentino seguì le sorti della Toscana che nel 1860 confluì nel nascente stato italiano.
Il passaggio del fronte bellico durante la seconda guerra mondiale fu causa di ingenti devastazioni, sia al centro storico che a buona parte del territorio comunale, colpito da bombardamenti che provocarono centinaia di morti anche tra i civili. Particolarmente grave fu il bombardamento alleato cui Castiglion Fiorentino fu sottoposta il 19 dicembre 1943, che causò la morte di 71 civili, in buona parte donne e bambini. Per quell’episodio, il 26 gennaio 2004 Castiglion Fiorentino è stata decorata con la Medaglia d’argento al merito civile.

 

STORICI E ILLUSTRI

Castiglion Fiorentino è da sempre stata terra feconda per la nascita di personaggi poi saliti alla notorietà in vari campi, sia sul territorio nazionale che in ambito internazionale: dal Beato Mansueto allo storico Sigismondo Tizi (1458-1528), dal poligrafo Tommaso Porcacchi (1530-1585) al poeta tragico ed improvvisatore Tommaso Sgricci (1789-1836), dal Ghizzi, all’architetto Corinto Corinti (1843-1930) e al Professore di Filosofia alla Regia Università di Bologna Angiolo Valdarnini. Molti anche coloro che, sebbene non nati a Castiglion Fiorentino, ritennero questo paese la loro vera terra, come il matematico ed astronomo Giovanni Francesco Salvemini (1704-1791), che volle essere chiamato il Castiglioneo, o Alessandro Codivilla (1861-1912), medico che all’Ospedale castiglionese avrebbe iniziato la sua carriera che lo portò a divenire il padre dell’Ortopedia Italiana nonché colui che portò alla fama mondiale l’Istituto Rizzoli di Bologna. Lunga sarebbe infine la lista dei personaggi del nostro tempo legati o nati a Castiglioni, da Roberto Benigni al ciclista Daniele Bennati, dal giornalista conduttore televisivo Alberto Castagna (1945-2005) a Jacopo Bennati, campione del mondo a squadre di tiro con l’arco. Da ricordare ancora Mario Spina (1927-1985) tenore che cantò con la Callas e fu diretto da Stokowsky e Bernstein, e il giornalista e regista Luciano Michetti Ricci (1929-2009). In ultimo due personaggi che hanno lasciato una particolare impronta a Castiglion Fiorentino e ai giovani, Fabrizio Meoni (1957-2005) motociclista vincitore della Parigi – Dakar al quale è intitolato il Palazzetto dello Sport ed il calciatore Emanuele Faralli (1962-1980), a cui è stato dedicato lo stadio Comunale.

 

PATRONO

S. Michele è stato sempre rappresentato e venerato come l’angelo-guerriero di Dio, capo supremo dell’esercito celeste, rivestito di armatura dorata in perenne lotta contro le forze del male. Due sono le feste liturgiche in onore di San Michele: il 29 settembre, come ricordo della dedicazione della Basilica di Monte S.Angelo e l’altra, 1’8 maggio, anniversario della prima apparizione di San Michele sul Gargano: secondo la tradizione, l’arcangelo sarebbe apparso a san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto l’8 maggio 490, ed indicatagli una grotta sul Gargano lo invitò a dedicarla al culto cristiano. In quel luogo sorge tutt’oggi il Santuario di San Michele Arcangelo che nel Medioevo fu meta di ininterrotti flussi di pellegrini, i quali per giungervi percorrevano un percorso di purificazione lunga la Via Francigena. Il culto di San Michele Arcangelo divenne molto caro ai Longobardi che lo esportarono in tutta Italia; grazie a questo divenne patrono di molti paesi e città tra cui anche Castiglion Fiorentino. La data dell’8 di maggio fu istituita come festività dal papa Pio V (1566-1572).

A Castiglion Fiorentino il Patrono S. Michele si festeggia l’8 maggio.

 

LA CHIESA DI SANTA MATIA DELLE GRAZIE DEL RIVAIO

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie del Rivaio è sempre stata un luogo di culto e una meta di pellegrinaggio da oltre quattro secoli.
Inizialmente la “Madonna del Rivaio” è una di quelle edicole dette anche Maestà costruite lungo le strade di campagna dove manifestare la propria devozione o chiedere protezione a una immagine. In questo caso quella della Vergine Maria con in braccio il Bambino Gesù.
Siamo dunque ai primi anni del Seicento quando si registra un notevole concorso di gente verso la Maestà del Rivaio e più o meno in quegli anni (1625), rispettando la volontà testamentaria di Camillo Onesti, si costruì una piccola Chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie.
Nel 1652 la Chiesa ampliata anche dal loggiato accolse l’immagine affrescata della Madonna posizionata esattamente nella parete di fondo dove oggi la vediamo.
L’opera (100 x 100) rappresenta la Vergine seduta vestita di un manto azzurro che le copre il capo e l’abito marrone.
Volge lo sguardo in basso verso il Bambino nudo sdraiato sulle sue ginocchia.
Lo sfondo marrone scuro è cosparso di stelle d’oro.
L’affresco è contenuto in una cornice di legno intagliato e dorato, applicata in sovrapposizione.

A Castiglion Fiorentino il Patrono S. Michele si festeggia l’8 maggio.

 

COME RAGGIUNGERCI 

Verso la Val Tiberina e San Sepolcro il collegamento è attraverso il Passo della Foce, mentre il Passo della Montanina la collega a Città di Castello. La città è ben servita dai mezzi pubblici, la stazione ferroviaria si trova nella parte bassa.

 

FONTE: http://www.prolococastiglionfiorentino.it/